"La letteratura cerca ciò che è trascurato e ci trasforma con le sfumature"

Scritto il 16/05/2026
da Stefania Vitulli

Parla l'autore israeliano, David Grossman, che Mondadori celebra con due volumi dei Meridiani

Un doppio Meridiano Mondadori dedicato alle opere di David Grossman (4.060 pagine in cofanetto di due volumi, euro 140) è l'occasione per ritrovare quarantacinque anni di storie e di parole di una delle voci più amate della letteratura contemporanea. Il progetto editoriale è di Wlodek Goldkorn, il saggio introduttivo, che offre una ricognizione dell'intera produzione narrativa di Grossman (nella foto di Claudio Sforza) è di Gabriel Zoran, mentre completa l'opera una cronologia in forma di intervista tra Grossman e Goldkorn. Le opere nei volumi ripercorrono l'intera carriera dell'autore israeliano più noto al mondo. Grossman, Gerusalemme, classe 1954, caso letterario nel 1988 con Vedi alla voce: amore - a cui hanno fatto seguito tra gli altri Che tu sia per me il coltello, A un cerbiatto somiglia il mio amore e La vita gioca con me, tutti Mondadori - sarà al Salone del Libro di Torino domani alle 16.15, Sala 500, con Goldkorn e Paolo Di Paolo.

Nel rileggere la raccolta delle sue opere ha notato che la sua scrittura sia cambiata? E come?

"Quello che spero è che io stesso sia stato cambiato dai miei libri. Quando scrivo un libro spero di essere riuscito a interiorizzare la flessibilità insita nella letteratura, e che quando il lettore chiuda l'ultima pagina sia una persona diversa, sia riuscito a cogliere le diverse sfumature della vita. I giovani scrittori a volte mi chiedono consigli di scrittura, e io dico loro: insistete sulle sfumature. Perché oggi viviamo in un modo tagliato con l'accetta, bianco o nero, fatto di cliché. Invece il ruolo di chi scrive è quello di focalizzarsi su ciò che viene trascurato. Aprire gli occhi, il corpo e la mente per rendere nostre le sfumature e riuscire a vivere. Chi fa libri, musica, film deve offrire occasioni per ricrearsi di nuovo".

Quale delle sue opere si è infine rivelata profetica e potrebbe aiutarci meglio a comprendere la contemporaneità?

"Un libro è come un verdetto: concluderlo mi dice che ho capito qualcosa che non sapevo prima di scrivere. Con Il libro della grammatica interiore, ad esempio, alla fine ho capito di aver compreso molto meglio i miei genitori, avevo con loro dialogo e apertura che prima mancavano. Il vento giallo l'ho scritto in nove mesi: è un saggio di natura politica sull'occupazione della Palestina da parte di Israele. Ho trascorso nove settimane in Palestina e la prima sera in cui ho cominciato a scrivere sono uscito a comprare altri blocchi di carta. Eravamo nel periodo prima di Hanukkah: tutti erano impegnati a comprare i regali, regnava un'atmosfera molto civile e ne ero consapevole. Tuttavia, mi sentivo come se stessi camminando per le strade per portare cattive notizie. Ricordo l'acuta sensazione che sperimentai: intorno a me camminavano persone addormentate, fiduciose, che non sospettavano nessuna atrocità nel loro futuro. Alcune settimane dopo è cominciata la prima Intifada, il 9 dicembre 1987. Era chiaro che avevo avuto una premonizione, ma non è semplicemente una questione di profezia: è che ti devi esporre alla realtà, lasciar perdere le difese e, vedendo quello che vedi, essere disposto a urlarlo più forte che puoi, in modo che la gente ti dia retta".

Quale rapporto c'è tra letteratura e pace?

"La guerra non prende mai in considerazione l'individuo, ma blocchi di persone. Quello che con la letteratura dobbiamo fare è salvare l'individuo da questa massa in cui si trova e in cui alcuni vogliono che si trovi mostrando che ogni singola persona è diversa, e cercando di amplificare questa unicità. Qui sta il potere della letteratura: farci capire che dall'altra parte di un computer o di una pistola c'è un individuo molto più simile a noi di quanto possiamo immaginare, che è stato come noi manipolato dai leader e dalla storia".

Nei suoi romanzi c'è un concetto, il "raz" il segreto. Esistono ancora quella lentezza e ricerca di ascolto che ci consentono di scoprirlo?

"Raz è molto più che un segreto, è un diamante di consapevolezza. Richiede uno sforzo attivo di empatia totale, per rallentare e riuscire a notarlo. Ma quando lo trovi ti permette di capire persone e situazioni sotto una luce diversa: se cogli il raz sei in grado di capire un altro essere umano, di toccarlo, di vedere il mondo come lo vede un altro. Ci vuole un'intera vita per fare tutto questo, ma ne vale la pena. C'è anche il concetto di luz, ripreso più volte da Rilke: l'ultimo ossicino che abbiamo all'estremità della nostra colonna vertebrale, il coccige, che è indistruttibile, che non si può spaccare né bruciare. Da lì può nascere qualcosa di nuovo".

Come vede oggi la situazione a Gaza? C'è spazio per qualche speranza?

"Ho usato spesso la parola speranza negli ultimi dieci anni e oggi ce n'è bisogno ancora di più. Che la società malata e in difficoltà sia israeliana che palestinese possa trovare un luogo dove possa fiorire. Questa speranza è una piccola cosa, ma se continua a esserci solleva una serie di domande importanti: come si fa a ricordare alle persone che c'è un'alternativa all'odio, all'uccidere, che la vita non è solo la legge della spada? Bisogna usare una terminologia nuova e diversa, dobbiamo cambiare il linguaggio".

Le sue previsioni sulle elezioni in Israele?

"Sono uno scrittore, non mi occupo di statistica e scienze sociali. Penso che ci sia una cosa certa: queste elezioni determineranno il futuro di Israele. Se dovesse vincere la destra di Netanyahu, la società israeliana prenderebbe una direzione fatale, una sorta di strada senza uscita. Non voglio dire che Israele cesserebbe di esistere, anzi, ma diventerebbe un Paese dove sarà difficile vivere, crescere dei figli, vedere il futuro".

Il tema del Salone è "Il mondo salvato dai ragazzini". Che messaggio si sente di dare ai giovani?

"Dopo la Shoah non si poteva essere razzisti, non si poteva essere antisemiti. Adesso è come se fosse diventato legale essere antisemiti. Ora è il tempo di questa gioventù, che deve dire basta".

Sta lavorando a un nuovo libro?

"Sto sempre lavorando a un nuovo libro, ma, come si dice in ebraico, la benedizione sta nel segreto. Quindi non vi dirò niente".