Satnam Singh, 16 anni al datore di lavoro che lo lasciò morire: la sentenza sul bracciante abbandonato

Scritto il 08/07/2026
da Federico Garau

Antonello Lovato dovrà anche risarcire la vedova e i familiari. Per i giudici, soccorsi tempestivi avrebbero potuto salvare il 31enne

Si torna a parlare della tragedia di Satnam Singh, il bracciante morto a Cisterna di Latina nell'estate del 2024. Proprio oggi, infatti, è arrivata la condanna nei confronti di Antonello Lovato, datore di lavoro della vittima. L'uomo ha ricevuto 16 anni di reclusione, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'interdizione legale durante l'esecuzione della pena. Non solo. Lovato dovrà anche pagare un risarcimento alla parte civile. Si parla di provvisionali fino a 120mila euro.

Il terribile fatto sconvolse il Paese. Nel giugno del 2024 Satnam Singh – bracciante indiano di 31 anni – stava lavorando nelle campagne di Borgo Santa Maria, a Latina, quando fu agganciato da un macchinario avvolgi-plastica trainato da un trattore. Il braccio destro venne tranciato di netto, e anche altri arti subirono danni. Antonello Lovato avrebbe dovuto allertare i soccorsi, invece caricò l'uomo sul furgone e lo accompagnò a casa, lasciandolo lì.

Gli aiuti arrivarono quando era ormai troppo tardi. Elitrasportato d'urgenza all'ospedale San Camillo di Roma, Satnam Singh è morto a causa della gravissima emorragia. Dalle indagini è emerso che Singh avrebbe potuto essere salvato se i soccorsi fossero stati allertati in tempo.

Nel corso del processo, la corte ha riconosciuto le attenuanti generiche, ma è comunque arrivata la condanna a 16 anni di reclusione (il pm ne aveva chiesti 22), con tanto di pagamento delle spese processuali. Lovato dovrà inoltre riconoscere un risarcimento di 120mila euro alla vedova del bracciante, Sony Soni, più 90mila euro ai familiari Singum e Carli Asbil.

"La condanna per la morte di Satnam Singh restituisce forza al principio secondo cui la vita di chi lavora non può essere trattato come merce usa e getta sacrificabile al profitto e chi schiavizza le persone calpestando la dignità di un altro essere umano non può rimanere impunito", ha dichiarato a Il Corriere Gianpiero Cioffredi, ufficio presidenza di Libera.