Sulla scorciatoia imboccata dalla Procura di Roma per celebrare comunque un processo sul caso Almasri - il generale libico consegnato dall'Italia a Tripoli anziché alla Corte penale internazionale dell'Aja - sarà la Corte Costituzionale a decidere se si tratta di una scorciatoia legittima. Ieri la Consulta ha dichiarato ammissibile il conflitto tra poteri dello Stato sollevato dalla Camera dei deputati contro la Procura capitolina che vorrebbe portare a giudizio Giusi Bartolozzi (in foto), ex capo di gabinetto del ministro della giustizia Carlo Nordio. Secondo i magistrati, i principali colpevoli della riconsegna di Almasri furono Nordio, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano: che però non possono essere processati, perché il 9 ottobre scorso la Camera ha rifiutato l'autorizzazione a procedere, avendo i tre membri del governo agito in nome della sicurezza nazionale.
La procura di Roma ha reagito iscrivendo nel registro degli indagati la Bartolozzi, con l'accusa di falsa testimonianza. La Bartolozzi avrebbe mentito quando venne interrogata per ricostruire le convulse ore in cui tra il 20 e il 21 gennaio 2025, dopo che Almasri era stato fermato per caso a Torino si decise di imbarcarlo per la Libia su un volo dei servizi segreti. L'obiettivo della Procura di Roma era chiaro: processare indirettamente, attraverso la Bartolozzi, il governo di Giorgia Meloni. Ma contro la scorciatoia è insorta la Camera, sostenendo che per legge le Camere sarebbero competenti a decidere sulle richieste di autorizzazione a procedere anche nei confronti degli "indagati laici", cioè di coloro che, pur non rivestendo la qualifica di ministri, abbiano concorso nel reato ministeriale o abbiano commesso un reato ad esso connesso. La Corte ieri riconosce che "il ricorso mira a tutelare una sfera di attribuzioni costituzionali". E la decisione della Corte comporta un congelamento di fatto del procedimento, la cui prima udienza è fissata per il 17 settembre.

