Altro che "mano nera". Per mesi l'attentato subito da Sigfrido Ranucci è stato avvolto in un manto di suggestioni, illazioni, allusioni e sospetti. L'obiettivo era chiaro a chiunque volesse vedere: orientare il dibattito sulla responsabilità verso una determinata parte politica, e cioè il centrodestra di governo. Dati gli sviluppi, dalle parti di via della Scrofa hanno chiesto le scuse ufficiali di Sigfrido Ranucci ma anche di Elly Schlein, rea di aver accostato a sua volta l'attacco dinamitardo all'esecutivo.
Forse il maggiore contributo al clima di sospetto lo ha dato proprio il conduttore di Report. Quando, il 4 novembre scorso, è stato audito in commissione Antimafia sull'attentato subito, Ranucci ha ricevuto una domanda dal senatore grillino Roberto Scarpinato. "Il contesto è inquietante, i giornalisti sgraditi al governo spiati da fantasmi", ha detto ai tempi il pentastellato. Eh sì, perché nel minestrone comunicativo antigovernativo, qualcuno si era persino inventato che Giovanbattista Fazzolari (foto), sottosegretario alla presidenza del Consiglio, avesse attivato i servizi segreti per pedinare il giornalista di Rai3. È a questo punto della vicenda che Ranucci ha fatto una mossa: alimentando la narrativa sull'attentato "di destra", il conduttore di Report ha chiesto e ottenuto di secretare la sua risposta alla domanda di Scarpinato. Le argomentazioni del conduttore si sono soffermate sul possibile trait d'union tra il "pedinamento" subito e la bomba fatta esplodere davanti alla sua abitazione. Il giornalista, a porte chiuse, ha raccontato un paio di episodi, premettendo di non avere alcuna prova in merito. Fazzolari, ai tempi, ha immediatamente annunciato la querela.
Ora gli sviluppi dell'inchiesta raccontano una storia molto diversa da quella ventilata dalla narrazione "ranucciana". Ma l'opera di associare l'attentato agli ambienti della destra di governo è stata costruita in più passaggi, in pieno stile Report, tirando in ballo altri esponenti oltre al sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Gli ambienti di Fdi, ricostruendo il curriculum di Valter Lavitola, con tutti i trascorsi giudiziari, chiedono ora a Ranucci un "rigore" che Report conosce bene. E cioè quello di "spiegare la natura, la frequenza e le ragioni della sua amicizia con Lavitola, pregiudicato, noto faccendiere e personaggio controverso". Insomma, per via della Scrofa, il giornalista dovrebbe immedesimarsi nella sua creatura televisiva: un esercizio che non dovrebbe risultare difficile. "Ci aspettiamo una serie di scuse", incalzano gli ambienti di Fdi. Quelle di Ranucci "per aver adombrato un collegamento con il sottosegretario Fazzolari" e quelle di Elly Schlein, segretaria del Pd, "per aver accostato il governo all'attentato". Ma anche Report dovrebbe fare ammenda. Tra i servizi andati in onda sul gesto compiuto contro Ranucci, del resto, ce n'è uno in cui Gimmi Cangiano, parlamentare, viene accostato "a questa ignobile vicenda". Il deputato meloniano, che non è mai stato chiamato in causa in via formale per l'ordigno, adesso reagisce dopo le novità sull'inchiesta. "Il mio nome - fa presente - è stato accostato, attraverso una serie di suggestioni e coincidenze, a uno dei fatti più gravi degli ultimi tempi". Cangiano, per qualche tempo, si è persino visto affibbiare da altre ricostruzioni giornalistiche l'etichetta di "deputato dietro la bomba". E ora pretende a sua volta scuse.
La pagina di Atreju, ancora, la kermesse di Fdi, ci scherza sopra: "Anche a voi un amico ha messo una bomba sotto casa?". La goliardia è un tratto tipico della destra meloniana. Per Fdi è importante soprattutto che la Procura vada avanti e che a venire fuori sia "la verità", come ribadito in un post sui social dalla formazione guidata da Giorgia Meloni. Per il senatore Raffaele Speranzon, infine, l'ipotesi che il mandante dell'attentato a Ranucci sia Valter Lavitola risulta "inquietante". Certo, non esiste alcuna argomentazione per sostenere che dietro all'attentato al giornalista si nasconda una trama torbida, figlia di rapporti personali deteriorati o chissà cos'altro. Ma esistevano ancora meno ragioni logiche, se non l'interesse politico, per tirare in ballo il governo, Fazzolari e Fdi. E adesso a Ranucci spetta il compito di scusarsi.

