Uccisa e sepolta a Kiev l'attentatrice di Monaco: coinvolti i servizi ucraini

Scritto il 08/07/2026
da Luigi Guelpa

In manette un ufficiale dell'intelligence e un agente delle forze dell'ordine

Ci sono morti che chiudono una storia e morti che, invece, la spalancano. Quella di Anastasiia Berezovska appartiene alla seconda categoria. Il suo corpo è stato ritrovato lunedì sera sotterrato in una foresta vicina a Kiev, con quattro colpi di pistola alla nuca, mentre l'Europa continuava a interrogarsi sul fallito attentato del 29 giugno a Monaco contro l'imprenditore di origini ucraine Vadym Yermolayev. Gli investigatori hanno già individuato due responsabili: Yevhen Reut, un ufficiale dell'intelligence militare ucraina e un ex appartenente alle forze dell'ordine. Il primo avrebbe confessato l'omicidio, sostenendo di aver agito per iniziativa personale.

È una spiegazione che, anziché chiudere il caso, lo rende ancora più inquietante. Berezovska era diventata la donna più ricercata d'Europa dopo l'esplosione avvenuta nel Principato di Monaco. Aveva piazzato un ordigno destinato a uccidere Yermolayev. L'attentato fallì. L'imprenditore e la sua famiglia rimasero gravemente feriti. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrarono una donna che, dopo l'esplosione, attraversava il confine francese a piedi per poi dileguarsi con un'auto a noleggio lungo un itinerario che avrebbe toccato Francia, Italia, Germania e infine l'Ucraina.

L'Interpol aveva diffuso un mandato di cattura internazionale. Sembrava l'inizio di una lunga caccia. È finita con un cadavere. Secondo il Servizio di sicurezza ucraino (Sbu), Berezovska era rientrata nel Paese il primo luglio mantenendo contatti con i due uomini fermati che gli investigatori stavano monitorando per trasferimenti di denaro e criptovalute. L'aspetto più sorprendente della vicenda non è la confessione, ma il contenuto. L'ufficiale sostiene di avere agito da solo, senza autorizzazioni, senza riferire ai superiori né i contatti con la donna né i movimenti di denaro. Una versione che lascia aperte almeno due possibilità. Quella ufficiale: un agente che utilizza competenze e mezzi dello Stato per una missione privata. L'altra più scomoda: chiudere la bocca alla sospettata.

L'Ucraina combatte da anni una guerra esistenziale contro l'invasione russa; nello stesso tempo è attraversata da un'intensa attività di intelligence, controspionaggio e operazioni clandestine. In un simile contesto distinguere con precisione dove finisca l'azione dello Stato e dove comincino le iniziative individuali diventa difficile. È qui che il caso Berezovska assume una dimensione più ampia del semplice fatto di cronaca. Yermolayev non è un imprenditore qualsiasi, ma una figura controversa: cittadino cipriota dal 2019, è stato sanzionato da Kiev nel 2023 per presunte attività economiche nella Crimea occupata. Attorno a figure simili convergono interessi economici enormi, rivalità personali, conflitti politici e l'attenzione degli apparati di sicurezza.

Chi era davvero Anastasiia Berezovska? Un sicario, una pedina, come scrive la stampa di Mosca al servizio del vice direttore della Sbu di Kiev Alexander Pokland, e quindi ingranaggio di un'operazione complessa? Ogni elemento emerso rende il quadro più opaco. A complicare la vicenda c'è la scoperta, nell'abitazione dell'ex poliziotto arrestato, di un seminterrato descritto dagli investigatori come una possibile camera di tortura, senza che sia stato chiarito alcun legame con il delitto. Il rischio è che tutto venga liquidato con una confessione e due arresti. Ma, quando entrano in scena gli apparati d'intelligence, le verità raramente sono lineari.