Il giornalista Mario Adinolfi è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma. Il provvedimento è stato eseguito nella mattinata di oggi, mercoledì 8 luglio, dalla Guardia di Finanza. Le accuse contestate, secondo le prime notizie diffuse dalle principali agenzie, sono truffa ed evasione fiscale. Al centro delle indagini c’è un sistema chiamato “Scommessa Collettiva”, attraverso il quale, secondo l’accusa, sarebbero stati raccolti milioni di euro da privati ai quali venivano prospettati rendimenti collegati alle scommesse sportive. Le prime ricostruzioni parlano di un presunto danno complessivo vicino ai cinque milioni di euro e di circa 400 mila euro di imposte che sarebbero state evase. Sono accuse che dovranno naturalmente essere provate nel corso del procedimento e sulle quali dovrà essere ascoltata la difesa dell’indagato. Ma la misura cautelare segna un passaggio decisivo in una vicenda che da mesi era già diventata pubblica attraverso le testimonianze di persone che sostenevano di avere affidato ad Adinolfi somme anche molto elevate e, soprattutto, attraverso una lunga serie di servizi realizzati dalla trasmissione Le Iene. Ma che cos’era esattamente la “Scommessa Collettiva”? E come avrebbe dovuto funzionare?
Non una semplice “schedina” tra amici
Il nome può trarre in inganno. Nel linguaggio comune, una scommessa collettiva potrebbe far pensare a un gruppo di persone che mette insieme una somma di denaro, gioca, usando un termine un po’ agé, una schedina e poi divide un’eventuale vincita. Il sistema legato a Mario Adinolfi, per come è stato descritto pubblicamente negli anni e ricostruito dalle testimonianze, funzionava in modo diverso. La “Scommessa Collettiva” era un gruppo nel quale i partecipanti versavano una quota, il denaro poi veniva messo insieme e le decisioni su quali scommesse effettuare sarebbero state affidate ad Adinolfi. Le eventuali vincite avrebbero dovuto alimentare il fondo e consentire la restituzione delle somme versate insieme ai rendimenti maturati. In termini molto semplici, il meccanismo prospettato era questo: il partecipante affidava una somma di denaro; quella somma sarebbe stata utilizzata all’interno di un sistema di scommesse sportive; le vincite avrebbero dovuto produrre un rendimento; il partecipante avrebbe quindi ricevuto indietro il proprio capitale insieme ai guadagni. È proprio questo il punto sul quale oggi si concentra l’attenzione degli investigatori. Secondo le prime ricostruzioni dell’inchiesta, ai privati sarebbero stati prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive fino al 40 per cento annuo e la garanzia del capitale. Il problema, sempre secondo l’accusa e numerose testimonianze raccolte nei mesi scorsi, è che per diversi partecipanti quelle promesse non si sarebbero tradotte nella restituzione integrale delle somme versate.
Un sistema attivo da anni
Questo, non era un progetto nato recentemente e non è emersa soltanto dopo l’inchiesta televisiva delle Iene. Le tracce pubbliche del sistema risalgono a molti anni fa. In alcuni vecchi messaggi pubblicati sui social e successivamente riportati dalla stampa, Adinolfi parlava apertamente della sua iniziativa. Nel 2012, secondo quanto ricostruito da Fanpage attraverso i post pubblici dell’epoca, Adinolfi scriveva: “Al settimo anno la Scommessa Collettiva continua a vincere sulle sue costanti, si vince poco e sempre, questa la nostra filosofia del gioco razionale che ci ha permesso, in barba a tutti gli scettici, di distribuire vincite ogni trimestre da ventiquattro trimestri a questa parte”. Il riferimento al “settimo anno” indica che, già nel 2012, il progetto veniva presentato come un’attività avviata da tempo. In un altro messaggio compariva anche una formula ancora più esplicita: “Entra nella Scommessa Collettiva 2012, dove non si perde mai”.
ENTRA NELLA SCOMMESSA COLLETTIVA 2012, DOVE NON SI PERDE MAI
— Mario Adinolfi (@marioadinolfi) December 30, 2011
In questi giorni parlare di scommesse è difficile,... http://t.co/nZMvc52o
Negli anni successivi l’iniziativa sarebbe stata presentata ancora come un sistema consolidato. In un testo pubblicato sul sito del Popolo della Famiglia e riportato dalle ricostruzioni giornalistiche si leggeva: “La Scommessa Collettiva è il gruppo con cui lo facciamo comunitariamente da tredici anni, con un fondo che ormai cresce a vista d’occhio e ha fatto ricchi tutti i suoi soci”. Sono dichiarazioni importanti per capire come il sistema veniva raccontato pubblicamente. La rappresentazione non era quella di una singola giocata occasionale, ma di un meccanismo attivo da anni, basato su un fondo comune e capace, secondo quanto sostenuto nei messaggi promozionali, di produrre risultati nel tempo.
La strategia del gioco razionale
Il sistema, come accennato, appariva relativamente semplice e veniva presentato come fondato su una strategia prudente. Nelle comunicazioni pubbliche attribuite ad Adinolfi ricorreva l’idea di vincere “poco e sempre” attraverso una filosofia definita di “gioco razionale”. È importante, però, distinguere con precisione due piani. Una cosa è il modo in cui il sistema veniva presentato; un’altra è ciò che, secondo gli investigatori, è realmente accaduto al denaro raccolto. È proprio questo uno degli aspetti che l’inchiesta dovrà chiarire.
Il nodo del capitale garantito
La differenza è fondamentale. Chi effettua una normale scommessa sa di poter perdere il denaro puntato. Il rischio è parte stessa del gioco, si mette una somma su un risultato e, se il pronostico è sbagliato, quella somma può andare perduta. Nel caso della “Scommessa Collettiva”, ai partecipanti sarebbero stati invece prospettati rendimenti elevati, fino al 40 per cento annuo, insieme alla garanzia del capitale. È questo è un altro dei nodi centrali della vicenda. La domanda, infatti, non riguarda soltanto quali scommesse siano state effettuate o se siano risultate vincenti. Riguarda il modo in cui veniva raccolto il denaro, ciò che veniva prospettato a chi lo versava e ciò che è poi accaduto quando alcuni partecipanti hanno chiesto di riavere le proprie somme. L’ANSA, nel riferire dell’inchiesta, ha definito la “Scommessa Collettiva” un “circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive”. È una definizione che fotografa il cuore della questione, non la singola puntata, ma un circuito nel quale privati affidavano denaro nella prospettiva di ricevere un rendimento.
Le cifre e le testimonianze
Le somme affidate al sistema, secondo le testimonianze emerse negli ultimi mesi, erano molto diverse: da investimenti relativamente contenuti fino a decine o centinaia di migliaia di euro. Uno dei casi diventati pubblici attraverso Le Iene è quello di Angela, una donna di quasi settant’anni e invalida, che ha raccontato di avere versato 82 mila euro, i risparmi di una vita, con la prospettiva di riaverli insieme agli interessi. L’inviato Filippo Roma la mise faccia a faccia con Adinolfi mentre chiedeva la restituzione del proprio denaro. Poche settimane dopo, un imprenditore raccontò alla trasmissione di avere versato oltre 200 mila euro. Con il passare dei mesi, secondo la trasmissione, continuarono ad arrivare nuove segnalazioni. Il racconto ricorrente era quello di persone che sostenevano di non avere ricevuto quanto si aspettavano e, in alcuni casi, di non essere riuscite a recuperare interamente neppure il capitale versato. Non tutte le esperienze raccontate, però, sono state negative. Una donna ha dichiarato di avere investito complessivamente circa 30 mila euro e di averne ricevuti nel tempo circa 52 mila. Proprio sulla base di quell’esperienza positiva avrebbe consigliato il sistema anche a un’amica, che però, secondo il racconto riportato, non sarebbe riuscita a recuperare le somme attese. Dalle testimonianze pubbliche emerge dunque un quadro articolato: alcuni partecipanti sostengono di avere effettivamente ricevuto denaro e guadagni, mentre altri affermano di non essere riusciti a recuperare quanto versato.
L’inchiesta televisiva delle Iene
La vicenda esplode a livello nazionale soprattutto grazie all’inchiesta condotta da Filippo Roma per Le Iene. A partire dal settembre 2025, la trasmissione torna più volte sul caso nei mesi successivi. Secondo un calcolo realizzato dal programma sulla base dei soli casi esaminati, le persone ascoltate avrebbero versato complessivamente 971 mila euro e ne avrebbero ricevuti indietro 326.100.
Queste cifre non rappresentano il risultato di un accertamento giudiziario, ma il calcolo effettuato dalla trasmissione sulla base delle testimonianze raccolte. Mostrano però le dimensioni che la vicenda aveva già assunto molti mesi prima dell’intervento della magistratura.
Prima delle Iene
Le Iene non sono state le prime a occuparsi della “Scommessa Collettiva”. Secondo la ricostruzione pubblicata da Fanpage, una prima inchiesta era stata realizzata nel 2023 sui canali del Cerbero Podcast, il collettivo di streamer di cui faceva parte anche Mr. Marra, con la collaborazione del giornalista Germano Milite. I servizi televisivi del 2025 hanno però portato la vicenda a un pubblico molto più vasto e, soprattutto, hanno raccolto nuove testimonianze di persone che dichiaravano di avere partecipato al sistema. Da quel momento il caso è diventato sempre più ampio.
Lo scontro con Le Iene
Il 15 febbraio 2026 Filippo Roma torna ancora sulla vicenda. Secondo il programma, a distanza di quattro mesi dai primi confronti continuavano ad arrivare segnalazioni di persone che sostenevano di aspettare ancora i propri rimborsi. La vicenda si trasforma progressivamente in uno scontro durissimo tra Adinolfi e la trasmissione. Il 15 aprile 2026, durante la presentazione del programma elettorale di Adinolfi, candidato sindaco di Prato per il Popolo della Famiglia, si verifica un acceso confronto con l’inviato della trasmissione. Adinolfi respinge le accuse e sostiene di essere vittima di una campagna diffamatoria. Annuncia inoltre denunce e querele contro la trasmissione e contro i vertici di Mediaset. Le Iene, dal canto loro, continuano a occuparsi della vicenda. Il 23 aprile viene trasmesso un nuovo servizio nel quale Filippo Roma raccoglie altre testimonianze di persone che affermano di avere versato denaro nella “Scommessa Collettiva” senza riuscire a recuperarlo. La trasmissione interpella anche il Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza per chiedere quali potessero essere, in astratto, i profili giuridici di un sistema di raccolta di denaro con quelle caratteristiche.
Adinolfi: accuse sempre respinte
Nel raccontare la vicenda è indispensabile ricordare che Mario Adinolfi ha sempre respinto le accuse rivoltegli pubblicamente. Fino a quel momento, però, la vicenda si era sviluppata principalmente sul piano delle testimonianze giornalistiche, delle accuse pubbliche e delle repliche di Adinolfi. Con il provvedimento eseguito l’8 luglio il quadro cambia.
Che cosa dovrà chiarire adesso l’inchiesta
La questione centrale non è stabilire semplicemente se alcune scommesse sportive siano state vinte o perse. L’inchiesta dovrà ricostruire il funzionamento concreto dell’intero sistema. Dovrà essere accertato quanto denaro sia stato effettivamente raccolto dai partecipanti, in quale arco di tempo, come sia stato movimentato, quanto sia stato realmente impiegato nelle scommesse sportive, quali somme siano state restituite e quali siano invece rimaste da restituire. Dovrà inoltre essere chiarito come venissero finanziati i pagamenti effettuati ai partecipanti e quale fosse l’effettiva situazione economica del fondo. Sono domande che, allo stato attuale, non possono ricevere una risposta certa sulla sola base delle testimonianze televisive o delle ricostruzioni giornalistiche. Spetta agli investigatori ricostruire i flussi di denaro e alla magistratura accertare eventuali responsabilità.

