La notizia degli arresti domiciliari di Mario Adinolfi ha provocato una reazione immediata e violentissima sui social. Nel giro di poche ore, il profilo Instagram del giornalista ed ex parlamentare si è riempito di commenti, accuse, insulti e battute feroci. A finire nel mirino è stato soprattutto uno degli ultimi post pubblicati, dedicato a un momento che con l’inchiesta non ha nulla a che fare, il compleanno della figlia Clara, che oggi, 8 luglio, compie 16 anni. Proprio sotto gli auguri di un padre alla figlia si è riversata una valanga di messaggi legati all’arresto. Alcuni utenti hanno ironizzato sulla coincidenza della data, altri hanno attaccato Adinolfi richiamando i valori religiosi e familiari che ha sempre difeso pubblicamente, altri ancora sono andati oltre, usando espressioni pesanti e augurandogli apertamente il carcere. Ma la reazione della rete non è stata a senso unico. Accanto agli attacchi sono comparsi anche numerosi messaggi di solidarietà. C’è chi ha ricordato che Adinolfi è, al momento, una persona sottoposta a indagine e non un condannato, chi ha invocato il principio della presunzione di innocenza e chi, soprattutto, ha giudicato inaccettabile trasformare il post di compleanno di una ragazza nel terreno di uno scontro feroce.
L’arresto e l’inchiesta sulla "Scommessa Collettiva"
Mario Adinolfi, giornalista, ex parlamentare e leader del Popolo della Famiglia, è stato posto oggi agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma. Al centro delle indagini c’è la cosiddetta "Scommessa Collettiva", un sistema attraverso il quale, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati raccolti milioni di euro da privati ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive. Le contestazioni riportate dalle fonti riguardano, a vario titolo, ipotesi di truffa aggravata, raccolta abusiva di capitali ed evasione fiscale. Secondo quanto emerso, l’inchiesta sarebbe partita anche dalle denunce di alcuni risparmiatori. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire il percorso del denaro e il funzionamento del sistema. Si tratta, è bene ricordarlo, di accuse ancora da verificare nel corso del procedimento. La misura degli arresti domiciliari non equivale a una condanna e la responsabilità penale di Adinolfi dovrà essere eventualmente accertata nelle sedi giudiziarie competenti. La notizia, però, è stata sufficiente a scatenare la rete.
Gli attacchi sotto gli auguri alla figlia
Il bersaglio scelto da molti utenti è stato il post dedicato da Adinolfi alla figlia Clara nel giorno del suo sedicesimo compleanno. La coincidenza tra la notizia dell’arresto e una giornata tanto importante per la famiglia ha dato il via a una raffica di commenti. Il tono, in molti casi, è stato durissimo. "Buon compleanno! Guarda che bel regalo ti ha fatto il papone. Una data da ricordare", ha scritto c.mmm. G.r. ha invece chiamato direttamente in causa i valori da sempre al centro dell’attività politica di Adinolfi: "Ma truffa ed evasione fiscale li mettiamo vicino a Dio, patria e famiglia?". Un tema ripreso anche da l.e.: "Voti finti, truffe... che belli i valori della famiglia tradizionale e della Chiesa". È proprio il contrasto tra le accuse formulate nell’inchiesta e le battaglie pubbliche portate avanti negli anni dal leader del Popolo della Famiglia ad aver alimentato una parte consistente delle reazioni. Adinolfi ha costruito una parte importante della propria identità politica sulla difesa della famiglia tradizionale e dei valori cattolici. Per questo diversi utenti hanno scelto di usare proprio quei riferimenti per colpirlo.
"Buona galera": la rabbia diventa insulto
Con il passare delle ore, molti commenti hanno abbandonato qualsiasi forma di ironia per trasformarsi in attacchi diretti. "Buona galera Marione, finalmente pagherai", ha scritto b.l. Ancora più secco il messaggio di d.f.: "Ladro! Truffatore!". Parole che attribuiscono ad Adinolfi responsabilità non ancora accertate con una sentenza e che mostrano quanto, sui social, la distanza tra un’indagine e una condanna definitiva finisca spesso per scomparire. Un altro utente, t., ha scritto: "No, è solo un ladro truffatore... per soldi, non per politica... in nome di Dio". Anche il richiamo alla religione è diventato uno degli strumenti più utilizzati dagli hater. B.r. si è limitata a citare uno dei Dieci Comandamenti: "7°: non rubare!". G. ha trasformato il motto "Dio, patria e famiglia" in "Dio, mafia e famiglia", mentre a.m. ha scritto: "Buon gabbio fratello, goditela". T.f. ha invece commentato: "Buona permanenza Mario. Ora ti servono tutti i santi e gli apostoli". E ancora s. ha chiesto: "Pronto per il gabbio?", aggiungendo poi un riferimento sarcastico al "padre italico" e alla "famiglia tradizionale cattolica". Una sequenza di messaggi che mostra la velocità con cui la notizia giudiziaria si è trasformata in una sorta di processo pubblico celebrato sui social, dove accuse ancora al vaglio degli inquirenti vengono trattate da molti come fatti già definitivamente accertati.
Il compleanno di Clara travolto dalla bufera
A rendere la vicenda ancora più delicata è il luogo scelto per molti di questi attacchi. Non un post politico, non una dichiarazione sull’inchiesta e neppure un contenuto dedicato alle scommesse, ma gli auguri per il compleanno della figlia. Clara compie oggi 16 anni. Adinolfi ha più volte parlato pubblicamente del rapporto con lei e già in passato le aveva dedicato parole molto affettuose, raccontando il proprio orgoglio di padre. La notizia dei domiciliari ha però travolto anche questo spazio privato. Per molti utenti, il post è diventato semplicemente uno dei luoghi più visibili e recenti del profilo sul quale riversare rabbia e sarcasmo. Proprio questa scelta ha provocato, a sua volta, la reazione di chi ha ritenuto che fosse stato superato un limite.
"Fate pena": la rivolta contro gli hater
Non tutti, infatti, hanno partecipato al linciaggio social. Tra centinaia di commenti sono comparsi anche messaggi di utenti che, indipendentemente dalle proprie idee su Adinolfi e dalle accuse che gli vengono rivolte, hanno contestato la violenza degli attacchi. "Fate pena con i vostri beceri commenti sotto la foto degli auguri di compleanno di una figlia. Non si fa così!", ha scritto m.s. Il suo messaggio centra uno degli aspetti più controversi della vicenda: è legittimo criticare un personaggio pubblico e commentare una notizia giudiziaria, ma è altrettanto legittimo chiedersi se sia opportuno farlo sotto una dedica rivolta a una figlia nel giorno del suo compleanno. Altri utenti hanno spostato l’attenzione sul piano giudiziario, ricordando che un arresto non è una condanna. “Magari è innocente, no?", ha scritto b., che in un altro commento ha espresso dubbi sulla coincidenza tra l’ingresso di Adinolfi in politica, le sue posizioni apertamente di destra e l’intervento della magistratura. Una lettura politica dell’inchiesta che, al momento, non è supportata da elementi accertati, ma che ha trovato spazio tra i sostenitori del giornalista.
"Mario, sono con te": i messaggi di vicinanza
Tra gli attacchi sono comparsi anche messaggi di affetto e fiducia. Quante iene a festeggiare sui cadaveri del leone. Le iene rimangono sempre iene, ma i leoni rimangono sempre leoni. Mario sei un leone", ha scritto un utente. F.i.t.d.n. ha commentato: "Mario, ti libereranno. Sono con te". B.m. ha invece scelto parole di fiducia personale: "Ho piena stima e fiducia in lei, sicuramente tutto si chiarirà! Passerà anche questa! Un abbraccio!". Messaggi molto diversi tra loro, che vanno dalla difesa affettiva alla convinzione dell’innocenza di Adinolfi, fino al sospetto di una persecuzione politica. Ma tutti mostrano come, accanto alla valanga di insulti, esista anche una parte di pubblico che non vuole abbandonarlo.
Tra garantismo e processo sui social
La vicenda ha così finito per aprire un fronte parallelo a quello giudiziario. Da una parte c’è l’inchiesta della Procura di Roma, che dovrà accertare che cosa sia realmente accaduto intorno alla "Scommessa Collettiva", come siano stati raccolti e utilizzati i soldi e quali eventuali responsabilità possano essere attribuite alle persone coinvolte. Dall’altra c’è il processo dei social, molto più veloce e senza tempi di attesa. Per molti utenti la notizia dell’arresto è bastata per emettere una sentenza immediata. Per altri, invece, proprio la durezza degli attacchi ha reso necessario ricordare uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto: fino a una condanna definitiva, una persona non può essere considerata colpevole.

