Leggi, rilassati e non litigare. È il trionfo (noioso) del "chill"

Scritto il 16/05/2026
da Luigi Mascheroni

Quest'anno la kermesse è all'insegna dell'armonia. Infatti la più ambita è la "sala Netflix", dove riposarsi...

Dal nostro inviato a Torino

Il mondo sarà anche salvato dai ragazzini, come da tema del Salone del Libro. Ma la fiera, qui al Lingotto, sta in piedi grazie alle donne. Donna l'autrice del poemetto che ha ispirato questa edizione, Elsa Morante. Donna la direttrice del Salone, Annalena Benini. Donna la prescelta per la lectio inaugurale: la scrittrice Zadie Smith. Donne, più che uomini, i lettori forti e i visitatori della fiera. E "donna" è il filo rosso dei libri e degli eventi femminili e femministi (troppi, sia detto senza maschilismi). Solo nella giornata di ieri il programma offriva (così, a caso): un incontro con Dacia Maraini, autrice di Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola; un omaggio a Ingeborg Bachmann, presentato da Chiara Valerio; un incontro su "La voce delle donne, la scelta di un Paese" per la festa del 2 giugno, con Annalisa Cuzzocrea e Cathy La Torre, che se le vedessero le madri costituenti ripenserebbero l'opportunità del voto alle donne; un altro omaggio, ma a Simone de Beauvoir, e moderato solo da donne (e le quote patriarcali?); un altro incontro su "Il voto delle donne: storie di democrazia e libertà", promosso dal premio Inge Feltrinelli, cioè un'altra donna; una tavola rotonda su "Le donne che scrissero la Costituzione", opportunamente in Sala Fucsia; e perfino Ilaria Capua, a dimostrazione che si può debellare qualsiasi virus tranne quello dei virologi, presenta il suo nuovo libro: Non mollate. Manuale di resistenza per l'affermazione del talento femminile. E poi naturalmente c'è l'evento clou della giornata: Luciana Littizzetto che dialoga con "le donne di musica e televisione" Orietta Berti e Mara Maionchi. Ci spiace solo che il suo nuovo libro da ieri non sia più primo in classifica, superato da Kolchoz di Emmanuel Carrère: 14mila copie vendute nella prima settimana.

Ci vorrebbe una pausa. E infatti ecco là, in fondo all'Oval, che è il padiglione Vip, lo stand Netflix (per la prima volta al Salone) che offre un comodissimo spazio relax, divanoni rossi e cuscinotti, per prendersela con calma, e se hai voglia puoi leggerti anche le sceneggiature originali e i libri che hanno ispirato tutte le grandi serie tv del colosso americano dello streaming. Payoff dell'iniziativa, acceso sopra lo spazio in una grande scritta al neon: "Read&Chill". Leggi e stai tranquillo. Che a pensarci è lo slogan perfetto del Salone 2026: quello della concordia, dell'armonia, della tranquillità. Niente polemiche, niente "casi", niente ministri contestati, nessun editore cacciato. Un salone molto chill. Che a volte però è sinonimo di noia. Non ci sono più i Lagioia di una volta.

E in effetti in un Salone del libro l'importante è leggere, mica polemizzare. E per fortuna che ad aiutare il mercato del libro - secondo i dati comunicati ieri dall'Associazione italiana editori - è arrivato il "bonus biblioteche" del ministro Giuli, di cui hanno beneficiato soprattutto i piccoli editori, le librerie indipendenti e il Sud. Per il resto, da segnalare che la saggistica è crollata, nessuno la legge più; la narrativa si salva grazie al romance; tirano molto fumetti, graphic novel e libri per bambini; ma è soprattutto il settore della scolastica e dell'editoria accademica che sprofonda. In pratica i ragazzi studiano su libri piratati, appunti, slide e riassunti fatti dall'Intelligenza artificiale. Poteva andare peggio, dai. Chessò: far parlare di cultura e della governance del Salone la segretaria del Pd Elly Schlein (pubblico: tutto di donne). Che è quello che è successo, peraltro.

Va bene. Non resta che andare a farsi un giro fra gli stand. E - giudizio vergognosamente di parte - ci sembra che le cose più originali, a dimostrazione che la battaglia dell'egemonia culturale si vince con le brossure e non con le poltrone, escano dagli editori dell'area conservatrice o liberale o "non conformista": ci vengono in mente Giubilei Regnani, la collana "Pantheon letterario" di Historica edizioni, Idrovolante, Rubbettino, Liberilibri, Luni editore (nel cui stand ci dicono che a comprare, e molto, sono proprio i "ragazzini" di vent'anni che cercano pensatori e scrittori "tradizionalisti")...

E allora forse non è un caso che il premio "Ernesto Ferrero", che valorizza le scelte editoriali più innovative al Salone, quest'anno abbia scelto la Settecolori di Manuel Grillo (e Stenio Solinas...) per la sua capacità - leggiamo dalla motivazione del premio - "di riscoprire autori e testi laterali del Novecento, mantenendo un'identità culturale ed estetica precisa e lontana dal mainstream". E sopratutto lontana dalla sinistra.