Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato mercoledì che gli Stati Uniti concederanno all'Ucraina una licenza di produzione per realizzare in proprio i missili intercettori Patriot, accogliendo così la recente richiesta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Durante una conferenza stampa tenuta insieme a Zelensky in occasione del vertice Nato ad Ankara, in Turchia, il presidente Usa ha affermato che la sua amministrazione concederà la licenza all'Ucraina, precisando tuttavia che le aziende produttrici del sistema Patriot — Lockheed Martin e RTX Corporation (ex Raytheon) — non sono ancora state informate.
Trump non ha perso occasione di usare un tono sarcastico per l'annuncio: ha infatti affermato che “un uccellino mi ha detto che daremo all'Ucraina i diritti per produrre i missili Patriot” aggiungendo che “mostreremo loro come si fa e ne parleremo più tardi. Daremo a Zelensky la licenza per produrre i Patriot, così non si potrà più lamentare che non gliene diamo abbastanza. Gli ho detto: 'fateveli da solì”. Il leader ucraino ha precisato di aver chiesto la licenza di produzione dei missili da difesa aerea anche alla precedente amministrazione, e ha aggiunto che “incrementeremo la produzione di missili Patriot. Sarà di grande aiuto per noi, per il Medio Oriente e per tutti coloro che gli Stati Uniti decideranno di aiutare”.
Iran e Ucraina hanno consumato le scorte
Ancora durante l'ultimo G7 di Evian, in Francia, Zelensky aveva lanciato il suo appello per avere la possibilità di costruire i Patriot “in casa”, stante l'estrema necessità di vettori da difesa aerea che l'Ucraina ha dimostrato di avere durante tutto il corso del conflitto cominciato a febbraio 2022.
L'avvio della guerra contro l'Iran da parte di Israele e degli Stati Uniti non ha fatto altro che peggiorare questa situazione, in quanto Washington ha dirottato buona parte delle forniture dirette a Kiev in Medio Oriente, per far fronte agli attacchi di missili balistici iraniani. Gli Stati Uniti attualmente producono solo circa 650 Patriot all'anno (sebbene vi siano piani per portare tale cifra a circa 2mila entro il 2030) e dato questo rateo di produzione, in considerazione del numero di vettori balistici lanciati da Mosca contro l'Ucraina, la difesa aerea di Kiev sarebbe a corto di vettori anche se tutti quelli prodotti le venissero consegnati. Alcuni rapporti indicano anche che l'esercito statunitense ha consumato fino alla metà delle scorte di questi missili, creando una lacuna che deve essere colmata.
Ci vorrà tempo e risorse per costruire i Patriot
La soluzione proposta da Zelensky potrebbe quindi sembrare una misura ragionevole, ma ci sono delle controindicazioni. Sebbene l'apertura di una nuova linea di produzione possa aumentare il numero di missili disponibili, questi non sarebbero tali prima di un determinato periodo di tempo: stimiamo circa due anni considerando le tempistiche della produzione di Patriot in Germania (4 anni per il pieno regime) e considerando l'eccezionalità di una produzione bellica rispetto a una “di pace”. Pertanto l'emergenza missili di Kiev non sarebbe immediatamente risolta.
L'Ucraina ha una tradizione missilistica autoctona che affonda le sue radici ai tempi dell'Unione Sovietica, al punto che oggi è in grado di produrre e mettere in servizio vettori, anche balistici, costruiti autonomamente, e questo rappresenta un vantaggio rispetto a un Paese non avvezzo a questo tipo di sistemi. Resta comunque la considerazione che i Patriot sono missili diversi rispetto ai vettori balistici o da crociera fabbricati da Kiev, pertanto occorrerà un periodo di adeguamento che sicuramente sarà effettuato sotto la stretta supervisione di tecnici statunitensi.
C'è anche un altro fattore possibilmente limitante ed è dato dalla guerra stessa: le installazioni di produzione diventeranno un bersaglio per gli attacchi russi, ma l'Ucraina ha già dimostrato di poter continuare la produzione dei suoi armamenti grazie al decentramento e all'occultamento delle fabbriche.
Data la filiera complessa, poi, occorrerà uno sforzo collettivo che unirà gli alleati per l'approvvigionamento di componenti come microchip e altri che utilizzano minerali critici come le Terre Rare, in quanto difficilmente gli Stati Uniti potranno esserne gli unici fornitori perché il basso rateo di produzione negli Usa dipende anche da questo fattore. Da questo punto di vista, avere un centro produttivo già avviato in Germania può essere d'aiuto.
Resta anche un ulteriore dubbio: come si risolverà la base giuridica che regola la sicurezza del sistema? I Patriot sono dei vettori da difesa aerea considerati sensibili per le tecnologie impiegate, e gli unici due Paesi che hanno ottenuto la licenza di produzione – Germania e Giappone – hanno dovuto soddisfare requisiti di sicurezza lunghi e complessi. Gli Usa velocizzeranno questi controlli di sicurezza o, per aggirare l'ostacolo, l'Ucraina vedrà solo l'assemblaggio finale dei vettori sotto controllo di tecnici statunitensi? Ancora non è chiaro.
Dal punto di vista strettamente operativo, quindi, la concessione della licenza di produzione dei Patriot all'Ucraina non cambia molto l'attuale quadro del campo di battaglia dati gli elementi sin qui indicati, e pone degli interrogativi che non sono ancora stati risolti. Quando la produzione sarà avviata e sarà a regime, sicuramente Kiev vedrà più missili a sua disposizione, ma esiste anche la possibilità che in quel caso i “rubinetti” statunitensi vengano chiusi per rimpinguare le proprie scorte o per evadere gli ordini piazzati dagli alleati e partner, che sono stati posticipati proprio per via della guerra contro l'Iran e del conflitto in Ucraina. Il vero cambiamento avverrà quando la guerra sarà finita, o ci sarà una tregua molto lunga: allora Kiev potrà accumulare missili diventando possibilmente anche un esportatore, come affermato dallo stesso Zelensky.