Pioggia e sofferenza

Scritto il 16/05/2026
da Marco Lombardo

Sinner è stanco e vomita. La sfida con Medvedev sospesa per pioggia sul 4-2 per Jannik al 3°: oggi si riprende. Darderi ko

E poi ha cominciato a piovere.

Se è vero che quello del tennis è un romanzo, quello di Roma ieri è stato un giallo a puntate. Che va raccontato dalla fine, dal capitolo due, ovvero da Jannik Sinner.

Eccolo: barcolla ma non molla. Vomita, addirittura, in una fioriera. Ciondola, ansima, si piega sulle ginocchia. Viene fermato quando la sua Via Crucis tennistica torna ad essere una passeggiata, sul 4-2 nel terzo set. Da raccontare così: il 6-2 in mezzora, poi una scena già vista, sì, quella camminata lì. Stanchezza, stomaco sottosopra, tremori, il tabellone che va 0-3. Mamma Siglinde non resiste e va via dalla tribuna, Laila freme, Jannik raschia dal barile della fatica le energie residue, non si sa bene

dove: tornano lampi arancioni, ma Daniil alla fine sfonda ed è 7-5 per lui, terzo set. È finita? Macché. Sul viso del Numero Uno riappare un sorrisetto, riecco il pugnetto ad ogni colpo straordinario. La partita torna da circoletto rosso, e stavolta Sinner va oltre se stesso, oltre anche un dolore alla coscia. Fino appunto alla pioggia, di nuovo, «ma proprio adesso!» sussura Jannik. Già. Si riprende oggi.

Capitolo uno: il rombo di tuono era già arrivato puntuale dopo le 16, Giove pluvio non mente mai. Aspettando il tetto sul Centrale del Foro come Godot, Roma si ferma: tutti sotto le tribune tifando per tempi (metereologici) migliori. Lo scroscio è pesante quando Darderi va sotto 1-4 con Ruud. Un paio d'ore dopo si riprende, ma l'unico fuori programma è uno spettatore che gli urla «abbiamo

pagato!»: Luli gli offre la racchetta («provaci tu»), il resto della gente fischia il poco educato di turno. «Però chiedo scusa a tutti dirà alla fine dopo il 6-1, 6-1 finale -: ero proprio senza benzina dopo aver finito alle 2 di notte con Jodar. Ma questo torneo è stato un sogno».

Il finale: alle 21.45 gli ombrelli si riaprono, Amelie Tourte (l'arbitro) vorrebbe andare avanti, «ma si scivola» decide Jannik. E allora si va in spogliatoio: al giallo manca ancora l'assassino. Panatta intanto ancora aspetta, 50 anni dopo, di vedere Jannik in finale. A questo punto sarebbe il delitto perfetto. Oggi sapremo.