"C'è un problema". E il Boeing diretto in Pakistan sparisce dai radar

Scritto il 08/07/2026
da Roberta Damiata

Il cargo aveva segnalato un problema al sistema di navigazione, poi la situazione è precipitata in appena tre minuti. Mentre proseguono le ricerche in mare, gli esperti cercano di capire che cosa possa aver provocato una sequenza di manovre tanto violenta quanto inspiegabile

Un Boeing 737 cargo con cinque membri dell’equipaggio a bordo è scomparso dai radar nella serata di martedì 7 luglio, mentre volava dagli Emirati Arabi Uniti verso il Pakistan. Poco prima di perdere ogni contatto, i piloti avevano segnalato un problema al sistema di navigazione. Poi, nel giro di appena tre minuti, l’aereo ha iniziato una discesa improvvisa e anomala ed è sparito dagli schermi dei controllori di volo. Da allora, del velivolo non si hanno più notizie. Le autorità pachistane temono che sia precipitato nel Mar Arabico, al largo della costa meridionale del Paese, e hanno avviato una vasta operazione di ricerca che coinvolge Marina, Aeronautica e mezzi civili. A rendere ancora più difficili le operazioni sono l’ampiezza dell’area da perlustrare e le condizioni del mare, agitato a causa della stagione dei monsoni. A bordo si trovavano due piloti, due ingegneri e un addetto alle operazioni di carico. Tutti e cinque sono cittadini pachistani. Al momento non è stata comunicata ufficialmente la loro sorte.

Il volo partito da Sharjah e diretto a Karachi

L’aereo, un Boeing 737-400 trasformato in cargo, era partito da Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, ed era diretto a Karachi, in Pakistan. Il volo avrebbe dovuto durare meno di due ore. La sera di martedì, alle 21.18 ora locale, mentre si trovava a circa 155 miglia nautiche, pari a 287 chilometri, a ovest di Karachi, l’equipaggio ha contattato il controllo del traffico aereo per segnalare un problema al sistema di navigazione. I controllori del centro di Karachi hanno immediatamente cercato di fornire assistenza ai piloti e di guidarli. Per alcuni minuti la situazione sembrava ancora sotto controllo. Poi, alle 21.21, appena tre minuti dopo la prima segnalazione, sui radar è apparso qualcosa di preoccupante, il Boeing ha iniziato a perdere rapidamente quota e a cambiare direzione in modo improvviso. Pochi istanti più tardi si sono interrotti sia il contatto radio sia quello radar. Da quel momento, nessuno è più riuscito a comunicare con l’equipaggio.

Le manovre che gli esperti non riescono a spiegare

A rendere particolarmente misteriosa la scomparsa sono i dati preliminari registrati dal servizio di tracciamento dei voli Flightradar24. Negli ultimi minuti, l’aereo avrebbe compiuto una serie di variazioni di quota estremamente brusche. Secondo i dati disponibili, il Boeing avrebbe perso circa 5.000 piedi in meno di un minuto, per poi risalire di circa 6.000 piedi in appena trenta secondi. Poco dopo sarebbe iniziata una nuova e drammatica picchiata da una quota di 36.550 piedi. L’ultimo dato trasmesso collocava il velivolo a circa 1.100 piedi sopra il livello del mare, con una velocità di discesa di 22.400 piedi al minuto, pari a circa 400 chilometri orari. Un valore considerato estremamente anomalo. Proprio questa sequenza ha sollevato molti interrogativi tra gli esperti di aviazione. L’esperto di aviazione pachistano Imran Aslam, intervistato dall’emittente ARY News, ha sottolineato che neppure un guasto a un motore sarebbe sufficiente, da solo, a spiegare una caduta tanto improvvisa. "Non riesco ancora a capire come l’aereo sia potuto precipitare così bruscamente invece di planare", ha dichiarato. Anche Anthony Brickhouse, consulente per la sicurezza aerospaziale, ha invitato alla prudenza. Dati così estremi, ha spiegato, attirano inevitabilmente l’attenzione, ma è ancora troppo presto per stabilire che cosa sia realmente accaduto senza disporre di ulteriori elementi.

Cinque uomini a bordo

K2 Airways ha confermato che sul Boeing viaggiavano cinque persone, il comandante, il primo ufficiale, due ingegneri e un addetto alle operazioni di carico. Secondo le informazioni diffuse dalla compagnia e dalle autorità locali, l’equipaggio era composto dal comandante Muhammad Rizwan Idrees, dal primo ufficiale Faisal Mahmood, dagli ingegneri Arif Siddiqui e Muhammad Hamid e dal loadmaster Muhammad Tawfiq Khan. La compagnia ha fatto sapere di essere in costante contatto con l’Autorità per l’aviazione civile pachistana e con le altre agenzie governative impegnate nelle ricerche. "Continuiamo a pregare con tutto il cuore per la salvezza dei nostri colleghi", ha dichiarato K2 Airways. Nonostante le ore trascorse dalla scomparsa, le autorità non hanno ancora annunciato ufficialmente quale sia la sorte dei cinque uomini. Il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha però espresso "profondo dolore, tristezza e rammarico" per l’incidente e ha rivolto le sue condoglianze alle famiglie dell’equipaggio.

La grande operazione di ricerca nel Mar Arabico

Subito dopo la perdita dei contatti è stato attivato il Centro di coordinamento dei soccorsi ed è partita una vasta operazione nel Mar Arabico. Le ricerche coinvolgono contemporaneamente mezzi militari e civili. La Marina pachistana ha dirottato verso la zona la fregata PNS Zulfiqar e successivamente ha inviato altre unità navali. Anche l’Aeronautica ha messo a disposizione i propri velivoli, mentre un aereo ATR della Marina è decollato da Turbat per sorvolare l’area in cui si presume che il Boeing possa essere precipitato. Alle operazioni partecipa inoltre una nave mercantile della Pakistan National Shipping Corporation. Il primo ministro Sharif ha ordinato alle autorità di accelerare le ricerche e di utilizzare tutte le risorse disponibili. Ma individuare il relitto, se davvero l’aereo è finito in mare, potrebbe rivelarsi molto difficile. L’area da perlustrare è vastissima e le condizioni del Mar Arabico non aiutano. Le acque agitate dalla stagione dei monsoni stanno rallentando le operazioni e complicano il lavoro delle squadre di soccorso.

Lo schianto in mare e le ricerche del relitto

Nelle prime ore successive alla scomparsa, le autorità hanno mantenuto grande cautela. I dati di volo, tuttavia, hanno fatto subito temere che il Boeing fosse precipitato in mare a sud-ovest di Karachi, nella zona al largo della costa del Belucistan. Il primo ministro pachistano ha successivamente parlato esplicitamente di un aereo "precipitato nel Mar Arabico e scomparso", mentre le squadre continuano a cercare tracce del velivolo e dei cinque uomini che erano a bordo. Alcuni media locali hanno indicato come possibile area dell’incidente le acque vicine a Ormara. Finché non saranno individuati il relitto o altri elementi, tuttavia, la dinamica esatta rimarrà ancora da accertare. Gli investigatori dovranno capire innanzitutto quale problema abbia colpito il sistema di navigazione e, soprattutto, che cosa sia accaduto nei tre minuti trascorsi tra la richiesta di assistenza dell’equipaggio e la perdita definitiva dei contatti.

Un Boeing trasformato in cargo

L’aereo scomparso è un Boeing 737-400 di 27 anni. Appartiene a una generazione molto precedente rispetto al 737 MAX, il modello coinvolto negli ultimi anni in una grave crisi legata alla sicurezza. Il velivolo era stato costruito nel 1999 e aveva iniziato la sua attività come aereo passeggeri. Nel corso della sua lunga carriera aveva volato, tra gli altri, per Aeroflot e Garuda Indonesia. Nel 2012 era stato trasformato in un cargo. K2 Airways lo aveva inserito nella propria flotta nel 2024. Secondo i dati disponibili, era l’unico aereo della compagnia e, prima del volo scomparso, non risultava aver effettuato altri collegamenti dal 28 giugno. La compagnia, con sede a Karachi, è stata fondata nel maggio del 2018 e opera voli cargo nazionali e internazionali, sia di linea sia charter. L’aereo utilizza motori prodotti da CFM International, società controllata congiuntamente dalla statunitense GE Aerospace e dalla francese Safran.

Tutti gli interrogativi ancora aperti

A questo punto le domande sono molte e le certezze pochissime. Non è ancora chiaro se il problema al sistema di navigazione segnalato dai piloti abbia avuto un ruolo diretto nella scomparsa né che cosa abbia provocato le violente oscillazioni di quota registrate negli ultimi minuti. Resta da spiegare anche la rapidità con cui la situazione è precipitata. Tra la prima richiesta di assistenza e la perdita dei contatti sono trascorsi soltanto tre minuti. I dati trasmessi dai sistemi di tracciamento possono offrire indicazioni importanti, ma per ricostruire con precisione la dinamica sarà necessario recuperare il relitto e, se possibile, le scatole nere. Solo allora si potrà capire se all’origine della tragedia ci sia stato un guasto tecnico, una perdita di controllo o una diversa emergenza improvvisa. Per ora, mentre navi e aerei continuano a cercare nel Mar Arabico, l’attenzione resta concentrata sui cinque membri dell’equipaggio e sulle loro famiglie, sospese nell’attesa di una notizia. E, soprattutto, su quegli ultimi tre minuti di volo che, al momento, nessuno è ancora riuscito a spiegare.