Otb foundation e Medici senza frontiere ad Amman

Scritto il 08/07/2026
da Redazione web

Innovazione tecnologica e cura integrata per accompagnare i sopravvisuti ai conflitti

Della guerra conosciamo le immagini delle esplosioni, delle macerie, delle evacuazioni. Molto meno raccontiamo ciò che accade dopo. Cosa significa tornare a vivere dentro un corpo cambiato? Come si recupera autonomia dopo un'amputazione o una grave ustione? Come si ricostruisce la quotidianità dopo aver perso riferimenti, sicurezza e fiducia nel futuro?

Sono le domande alle quali prova a rispondere ogni giorno il Reconstructive Surgery Hospital di Medici Senza Frontiere ad Amman, in Giordania, cuore del progetto “L’ospedale di tutte le guerre”, uno dei principali centri di riferimento della regione per la cura delle persone sopravvissute ai conflitti in Medio Oriente. Nato nel 2006 per rispondere ai bisogni dei feriti della guerra in Iraq, oggi l'ospedale accoglie pazienti provenienti da Palestina, Siria, Iraq e Yemen, accompagnandoli lungo un percorso che va ben oltre l'intervento chirurgico. In questo contesto si inserisce il sostegno di OTB Foundation, che ha contribuito con 75.000 euro alla donazione di attrezzature e materiali destinati alle attività di chirurgia ricostruttiva e assistenza psicologica del programma che – nel corso del 2026 – prevede la presa in carico di circa 516 pazienti, pari a 43 ricoveri al mese, che beneficeranno delle attività di salute mentale e chirurgia ricostruttiva dell'ospedale. A questi si aggiungono circa 2.500 beneficiari indiretti, tra familiari, caregiver e comunità di appartenenza. Le attrezzature e i materiali sostenuti da OTB Foundation al progetto “L’ospedale di tutte le guerre” vengono e verranno utilizzati nell'ambito di questo percorso integrato di cura, che accompagna la persona dalla ricostruzione fisica fino al recupero dell'autonomia.

"Da vent'anni OTB Foundation sceglie di intervenire dove esistono fragilità profonde ma anche opportunità concrete di cambiamento. È questo che abbiamo riconosciuto nel lavoro di Medici Senza Frontiere ad Amman, la capacità di accompagnare la persona nella sua interezza: dalla ricostruzione fisica al supporto psicologico, fino al recupero dell'autonomia e dell'indipendenza. Non crediamo che la cura finisca con un intervento chirurgico. Crediamo nella possibilità di restituire alle persone la libertà di tornare a studiare, lavorare, costruire relazioni e immaginare il proprio futuro", afferma Arianna Alessi, Vicepresidente di OTB Foundation.

L'approccio sviluppato da Medici Senza Frontiere ad Amman integra infatti chirurgia ortopedica, plastica e maxillo-facciale, fisioterapia, terapia occupazionale, salute mentale, counseling tra pari e formazione professionale. L'obiettivo non è soltanto curare una ferita, ma accompagnare la persona nel recupero della propria dignità e del proprio ruolo nella società, una visione nella quale OTB Foundation riconosce pienamente il senso del proprio impegno.

"Ad Amman abbiamo costruito qualcosa di raro: un luogo dove la cura non finisce con l'intervento chirurgico, ma accompagna la persona fino al recupero della propria autonomia. Poter contare su partner come OTB Foundation significa poter continuare a investire in questo modello, nella ricerca di soluzioni innovative, nel supporto psicologico e nella formazione professionale. Significa che dietro ogni paziente che torna a camminare, o che impara un mestiere, c'è anche una scelta di responsabilità condivisa", afferma Stefano Di Carlo, Direttore Generale di Medici Senza Frontiere

L'innovazione passa anche attraverso la continua ricerca di materiali e soluzioni in grado di migliorare concretamente la qualità della vita dei pazienti. L'ospedale utilizza tecnologie di stampa 3D per realizzare protesi e dispositivi personalizzati che supportano il recupero funzionale e favoriscono una maggiore autonomia nelle attività quotidiane. Vengono inoltre sviluppate maschere facciali trasparenti per i pazienti con ustioni, progettate per essere più leggere e meglio tollerate durante il percorso terapeutico. Ma è soprattutto l'approccio integrato alla salute mentale a rappresentare uno degli elementi distintivi del programma, in particolare per gli adolescenti.

“La guerra lascia cicatrici visibili e ferite invisibili, in particolare nei bambini e negli adolescenti, che stanno appena iniziando a formare la loro personalità e la loro identità”, spiega il dottor Ahmad Mahmoud Al Salem, psicologo di Medici Senza Frontiere presso l'ospedale di Amman. “Questi ragazzi hanno vissuto un dolore che le loro menti non sono in grado di sopportare, e avranno bisogno di una psicoterapia a lungo termine per affrontare i ricordi dolorosi e imparare a convivere con una disabilità. Hanno bisogno di ricostruire la propria autostima e il proprio valore personale".

Le testimonianze raccolte da Medici Senza Frontiere restituiscono percorsi di ricostruzione fatti di conquiste apparentemente piccole, ma decisive: tornare a uscire dalla propria stanza, reimparare a camminare, acquisire una nuova competenza professionale, immaginare di nuovo il proprio posto nel mondo. Come Mahmoud, tra i pazienti seguiti dal programma, oggi diciassettenne. Ferito durante un attacco aereo quando era bambino, è rimasto allettato per un anno e otto mesi. "Quando sono arrivato, non uscivo nemmeno dalla stanza. Poi il terapeuta ha iniziato a seguirmi e ho iniziato a uscire normalmente. Ho scoperto la formazione professionale del mestiere del barbiere grazie allo psicologo" - racconta Mahmoud che continua - "All'inizio non sapevo come tenere la macchinetta e le forbici. Ora le uso normalmente. Le difficoltà ci sono ancora, ma ora sto meglio di prima. Il mio obiettivo è laurearmi, andare avanti e lavorare all'estero."

"Non possiamo cambiare ciò che queste persone hanno vissuto" - conclude Arianna Alessi - "possiamo però scegliere di esserci nel momento in cui inizia la sfida più difficile: quella di ricominciare. Restituire autonomia significa restituire dignità, possibilità e futuro. È questa la responsabilità che OTB Foundation sente di avere verso le persone più vulnerabili."