La Cina è vicina per chi odia The Donald

Scritto il 15/05/2026
da Francesco Maria Del Vigo

Ora che il presunto dittatore ha incontrato il vero dittatore, chi grida alla dittatura americana dovrebbe prendersi, quanto meno, qualche giorno di cogitabonda pausa

La figura di Donald Trump è oramai una specie di prova del 9 vivente che smaschera coloro i quali, sotto sotto (ma nemmeno troppo sotto), hanno sempre la tentazione di stare dalla parte sbagliata. L'ultima occasione è stato lo storico viaggio di Trump in Cina. Dunque, possiamo discutere a lungo dell'accoglienza ricevuta, della scelta della delegazione e persino delle portate del menù; discuteremo sicuramente e giustamente a lungo dei risultati ottenuti da questa missione e cercheremo di capire chi sia il vincitore e chi lo sconfitto. Ma c'è una questione sulla quale è necessario mettere un punto. Per evitare di precipitare nel ridicolo. Ci spieghiamo meglio: ora che il presunto dittatore ha incontrato il vero dittatore, chi grida alla dittatura americana dovrebbe prendersi, quanto meno, qualche giorno di cogitabonda pausa. E, invece, gli opinionisti progressisti continuano a discettare della pagliuzza nell'occhio, anche adesso che sono di fronte alla trave. Perché è troppo forte il desiderio di criticare il Tycoon, anche a costo di eccedere in bonomia nei confronti di Xi Jinping. La democrazia, le libertà personali e civili, lo sfruttamento dei lavoratori, la persecuzione dei dissidenti, le minoranze religiose e sessuali all'angolo e la censura passano immediatamente in secondo piano. Certo, lo capiamo bene: è molto più facile criticare in Occidente Donald Trump che prendere per i fondelli in Cina Xi Jinping, non foss'altro per il timore di finire in un campo di rieducazione. Ma l'atteggiamento è sempre lo stesso. Se il presidente degli Stati Uniti depone un sanguinario dittatore venezuelano, il problema è Washington e non Caracas. Se attacca l'Iran e tenta di decapitare una teocrazia illiberale, la sinistra si mette subito dalla parte degli ayatollah. Un riflesso condizionato che, a onor del vero, la galassia progressista ha sempre avuto verso gli Usa, ma che con l'attuale presidente ha raggiunto il suo acme. E adesso tifano Pechino. Ma, in fondo, è solo un ritorno a casa, per loro la Cina è sempre stata vicina.