Il terrore dei droni ucraini: un sottomarino russo difeso da una rete anti-drone nel Pacifico

Scritto il 16/05/2026
da Davide Bartoccini

Anche a oltre 7.000 chilometri dal fronte ucraino, Mosca teme attacchi a sorpresa contro le proprie forze strategiche. Immagini satellitari mostrano i sottomarini nucleari protetti da reti anti-drone in Kamchatka

I sottomarini nucleari russi iniziano a essere dotati di sistemi di protezione anti-drone persino a migliaia di chilometri dal fronte della guerra in Ucraina. Lo svelano alcune foto satellitari nelle quali si possono chiaramente distinguere due grandi reti poste a protezione di due sottomarini nucleari attraccati nella base strategica di Rybachiy, nella penisola di Kamchatka che si affaccia sull’Oceano Pacifico settentrionale. Queste reti protettive stese intorno ai preziosi sottomarini della Flotta del Pacifico sono il segnale incontrovertibile di come i vertici militari di Mosca temano che eventuali operazioni di sabotaggio condotte da commando ucraini potrebbero arrivare a minacciare anche gli assetti navali più remoti e sensibili.

La base sottomarina di Rybachiy dista circa 7.400 chilometri dai confini orientali dell’Ucraina, ed è decisamente fuori dalla portata dei droni impiegati sul campo di battaglia. Eppure, l’ipotesi che commando ucraini del SBU o del GUR possano agire sotto copertura nella regione del Pacifico deve aver messo in allarme la Marina russa, che ormai conosce bene le capacità nel campo della guerra asimmetrica condotte dalle forze speciali ucraine dirette dall’intelligence.

Secondo quanto osservato dall’analista H I Sutton, i comandanti russi starebbero prendendo seriamente in considerazione la possibilità di attacchi a sorpresa contro le proprie infrastrutture strategiche, e l’affondamento o anche il solo danneggiamento di sottomarini nucleari lanciamissili balistici, componente fondamentale della triade nucleare russa, rappresenterebbe una vittoria straordinaria per Kiev.

Le immagini satellitari condivise dall’analista mostrano due sottomarini classe Borei — denominazione NATO classe Dolgorukiy — interamente avvolti da strutture reticolari protettive che sono senza dubbio delle reti anti-drone. Uno sembrerebbe appartenere alla versione standard Pr. 955 Borei, mentre l’altro sarebbe il più moderno Pr. 955A Borei-A. Se queste protezioni dovessero dimostrarsi efficaci e operative, è plausibile che il medesimo sistema venga esteso anche ad altre unità della componente subacquea strategica russa. Recentemente simili reti erano state osservate sul ponte di una nuova unità di superficie classe Pr. 11982 Seliger, la Ladoga, assegnata al GUGI,, la Direzione principale per la Ricerca in profondità, ormai considerata il principale asset dello spionaggio navale e sottomarino agli ordini di Mosca.

La base sottomarina di Rybachiy rappresenta il principale hub sottomarino nucleare della Flotta del Pacifico della Marina russa. È da questa baia protetta della Kamčatka che partono le lunghe missioni di deterrenza oceanica dei sottomarini strategici russi, che possono trasportare fino a 16 missili balistici intercontinentali RSM-56 Bulava, identificati dalla NATO con il codice SS-N-30. Nella base operano inoltre sottomarini lanciamissili da crociera e battelli d’attacco a propulsione nucleare.

Non si tratta delle prime unità navali russe a ricevere protezioni anti-drone concepite per ridurre la vulnerabilità durante la permanenza in porto o la navigazione in superficie. Nel Mar Nero, dove la minaccia rappresentata dai droni ucraini condotti dal Gruppo 13 è ormai consolidata, diverse navi russe sono state osservate con gabbie metalliche, reti e schermature improvvisate per proteggerle dai droni quadricotteri FPV (First Person View) che sono diventati protagonisti del campo di battaglia ucraino per la facilità di essere modificati in munizioni circuitanti attraverso gli IED (Improvised Explosive Device) o attraverso esplosivi appositamente sviluppati dall’industria bellica ucraina.

In uno scenario remoto, ma non impossibile, date le operazioni condotte dai commando ucraini in Crimea, ma anche nel Mediterraneo, dove l’intelligence ucraina ha stabilito degli hub avanzati sulle coste del Nordafrica e non solo, agenti sotto copertura potrebbero condurre droni FPV armati su obiettivi di alto livello, portando la guerra dall’altra parte del mondo. Le reti anti-drone rappresentano un’ottima risorsa per la protezione delle unità navali, ma possono diventare una trappola mortale in caso di affondamento. Sutton ricorda un importante precedente storico: quello della nave da guerra inglese Mary Rose che, durante la battaglia del Solent nel 1545, venne protetta da reti anti-abbordaggio tese sul ponte che contribuirono a intrappolare parte dell’equipaggio mentre l’unità affondava.

Già da tempo i sottomarini russi operanti nel Mar Nero, nel Baltico e nell’Artico dispongono di forme basilari di protezione anti-drone. Generalmente si tratta di strutture metalliche installate sopra il ponte e la torretta, simili a una copertura parasole, pensate probabilmente per impedire ai droni di sganciare ordigni direttamente all’interno dei boccaporti. La configurazione osservata a Rybachiy rappresenta però un salto qualitativo: per la prima volta la rete sembra estendersi lungo quasi tutta l’imbarcazione.

Ogni conclusione porta a pensare che questo sistema non sia stato concepito per funzioni mimetiche né per ostacolare l’osservazione satellitare. In Crimea, soprattutto a Sebastopoli, navi e sottomarini russi sono stati spesso nascosti sotto reti mimetiche utilizzate sia per confondere i raid aerei ucraini sia, in alcuni casi, per occultare danni riportati in combattimento. Ma qui non c’è mimetismo.

Per quanto resti improbabile che piccoli droni FPV possano colpire una base tanto distante dal teatro ucraino, un attacco lanciato da piattaforme infiltrate, come navi civetta, o da squadre di incursori o agenti infiltrati in territorio nemico — sul modello della cosiddetta “Operazione Ragnatela” — viene evidentemente considerato uno scenario sufficientemente credibile da giustificare queste nuove misure difensive russe, persino nelle più remote basi del Pacifico.