Dopo aver passato il messaggio sulla tv pubblica che il velo è un accessorio di moda e aver aperto la prima facoltà islamica dell’Europa occidentale, ecco che la Germania, attraverso il ministero della Famiglia, finanzia l’iniziativa “Musulmani: una parte di te”. La campagna è dell’organizzazione Claim, finanziata dallo Stato, che quest’anno ha ricevuto fondi per oltre 600mila euro ma, nonostante le richieste dei media tedeschi, il governo non ha saputo indicare quanta parte di quel finanziamento sia stato utilizzato per il finanziamento di questa campagna.
“Il razzismo antimusulmano non avviene da qualche parte, ma nel bel mezzo della vita quotidiana, di solito davanti agli occhi di tutti noi. Incontra persone che sostengono e contribuiscono a plasmare la nostra società comune ogni giorno. La coesione nasce dove le persone non vengono escluse, ma viste. Espandi la tua prospettiva. Metti un esempio contro il razzismo anti-musulmano”, si legge nel sito che sponsorizza la campagna e ad accompagnare ci sono le storie di 30 professionisti dichiaratamente musulmani, tra medici, insegnanti, farmacisti, attivisti, infermieri e professionisti di varia natura. Dove nasce la polemica? Negli ambienti conservatori tedeschi nasce già sull’esistenza di questa campagna finanziata dal ministero della Famiglia ma, nel dibattito pubblico, si è aperto anche un altro fronte che si origina dalle radici dell’organizzazione. Claim gGmbH, infatti, nasce nel 2025 dalle ceneri della Claim-Allianz, sciolta quell’anno, e ne prosegue la rete, che però già da tempo era esposta a polemiche e interrogazioni parlamentari per i presunti legami di alcune organizzazioni aderenti con ambienti islamisti. Nella rete confluiscono, infatti, 50 associazioni musulmane e l’organizzazione negli anni ha ricevuto centinaia di migliaia di euro sia dal governo federale che dal Land di Berlino.
Nelle interrogazioni parlamentari sarebbero emersi elementi di conoscenza rilevanti sulle associazioni parte della rete, che hanno alimentato le polemiche. I detrattori dell'iniziativa contestano la scelta dei relatori e l'impronta fortemente ideologica degli appuntamenti in agenda, che spaziano da mostre nelle biblioteche comunali a dibattiti online sulla misoginia e sui presunti stereotipi generati dai media tradizionali. A sollevare ulteriori critiche è in particolare l'evento conclusivo di Berlino incentrato sulla “svolta a destra della società”, a cui sono stati invitati esclusivamente esponenti politici della Linke, dei Verdi e della SPD, escludendo di fatto l'opposizione moderata e rafforzando la tesi, sostenuta dai critici, di un utilizzo politico dei fondi ministeriali.